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Benanti: terminata la vendemmia 2026

Si è conclusa il 27 ottobre la vendemmia di Benanti, un raccolto iniziato con qualche giorno di anticipo, ai primi di settembre, e proseguito oltre le iniziali previsioni, seguendo il diverso ritmo della maturazione nelle cinque Contrade dell’azienda sull’Etna.

A creare le premesse per l’annata sono stati un inverno freddo, umido e piovoso e una primavera asciutta e soleggiata, condizioni favorevoli tanto per le rese quanto per la qualità delle uve. Lo scenario si è evoluto nel corso dell’estate, quando le temperature elevate e l’assenza di precipitazioni hanno accelerato la maturazione delle uve, portando a concentrazioni zuccherine superiori rispetto all’annata precedente.

La raccolta è così partita nei primi giorni di settembre, leggermente in anticipo rispetto alla norma, con le uve destinate alle basi spumante e al rosato. Poi, con l’arrivo dell’autunno, il ritmo della vendemmia è nuovamente cambiato. Il calo delle temperature e le prime piogge, alternate a giornate soleggiate, hanno rallentato la maturazione e dilatato i tempi della raccolta fino alla fine di ottobre.

«È stata una vendemmia scandita da condizioni climatiche cangianti, che ci hanno richiesto di seguire con attenzione i tempi di maturazione nelle diverse vigne e Contrade. Il risultato è un bilancio positivo, con rese regolari e uve sane ed equilibrate, che confermano le buone premesse qualitative dell’annata», dichiarano Antonio e Salvino Benanti.

Un percorso lungo, dunque, che ha restituito nelle cinque Contrade uve equilibrate e sane, delineando un’annata dalle premesse particolarmente interessanti.

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Dievole: l’olio nuovo protagonista di novembre

Il primo olio della stagione porta con sé qualcosa di speciale: il profumo intenso delle olive appena raccolte, le note vegetali che ricordano l’erba fresca e il carciofo, quella punta di amaro e piccante che rimane sul palato e racconta la vitalità di un raccolto appena concluso. È da questa esperienza sensoriale che Dievole sceglie di partire per dedicare il mese di novembre all’olio extravergine di oliva, con un programma di tre appuntamenti pensati per avvicinare il pubblico a un prodotto che appartiene profondamente alla cultura gastronomica toscana.

Storica realtà del Chianti Classico, Dievole porta avanti un progetto che affianca alla produzione vinicola una ricerca attenta sull’olio, valorizzandone le diverse espressioni varietali e territoriali. Un percorso che invita a guardare all’extravergine non soltanto come a un ingrediente, ma come a un elemento capace di definire il carattere di una preparazione, accompagnare una degustazione e aprire nuove possibilità di abbinamento.

Il primo appuntamento è in programma il 15 novembre, all’Enoteca Dievole e al Ristorante Novecento, con “DI(EVO)LE TALES, i racconti dell’olio nuovo”. Una giornata dedicata alla scoperta delle diverse identità dell’olio aziendale, a partire da Primo raccolto, il primo olio della stagione, espressione immediata e fragrante della nuova campagna olearia. Accanto a lui, tre selezioni permetteranno di esplorare sfumature e caratteristiche differenti: il Chianti Classico DOP, ottenuto da Moraiolo, Leccino e Frantoio, si distingue per il profilo decisamente verde, con richiami al carciofo e una delicata nota balsamica; il Toscano IGP, che alla stessa base varietale aggiunge il Maurino, gioca invece su sentori di mela verde e foglia di pomodoro, accompagnati da una piccantezza marcata; il Blend 1090, composto da Moraiolo, Leccino, Frantoio, Leccio del Corno e Rossellino, completa il percorso con un profilo in cui emergono note di mandorla, erba appena tagliata, carciofo e foglia di pomodoro. La degustazione sarà proposta in quattro turni, alle 11.00, 15.00, 16.00 e 17.00, al costo di 20 euro. Per chi desidera prolungare l’esperienza, dalle 12.00 sarà possibile partecipare anche a un brunch (50 euro), oppure scegliere la formula completa degustazione e brunch a 60 euro.

Il racconto dell’olio proseguirà il 22 e il 29 novembre con i “Brunch d’autunno, olio nuovo e sapori di stagione”, due occasioni per esplorare il dialogo tra extravergine, cucina e vini Dievole. Dalle 11.30 alle 14.00, la chef Monika Filipinska accompagnerà gli ospiti in un percorso gastronomico costruito intorno ai prodotti e ai sapori della stagione, nel quale l’olio non sarà una semplice finitura, ma un ingrediente protagonista degli equilibri del piatto. Si comincia con la fragranza di due pizze alla pala, pensate per assaggiare l’olio nelle sue diverse sfumature. La battuta di manzo incontra poi la freschezza vegetale della verza, la croccantezza delle noci e la rotondità della maionese all’EVO; in alternativa, una tartare vegetale interpreta la stessa ricerca attraverso ingredienti di origine vegetale. Il piatto trova il suo accompagnamento nel Blend 1090.La cucina si fa poi più avvolgente, con il “Risolio” servito con brodo di fichi e alloro, arricchito da un guazzetto di portulaca e selene, in abbinamento al Toscano IGP. Seguono piccole stelline in brodo di faraona, dove le patate affumicate e la prugna introducono una nota dolce e delicatamente speziata, mentre il porcino saltato restituisce tutta la profondità del bosco. Anche qui, il Toscano IGP accompagna la preparazione. Il percorso si chiude con una parmigiana autunnale di cavoli e zucche, in cui la dolcezza degli ortaggi incontra il carattere del Chianti Classico DOP. A concludere, un buffet di dolci della casa.Ogni brunch sarà proposto al costo di 50 euro e comprenderà anche una degustazione dei vini Dievole, in un dialogo tra due produzioni che condividono la stessa attenzione per il territorio e per le sue espressioni.

Con questi appuntamenti Dievole sceglie di dedicare all’olio uno spazio di approfondimento e convivialità, invitando a riconoscerne le differenze, a comprenderne il valore gastronomico e, soprattutto, a ritrovare il piacere di assaggiarlo. Perché anche poche gocce, quando hanno un’identità precisa, possono cambiare il modo di vivere un piatto.

Informazioni e prenotazioni

15 novembre – DI(EVO)LE TALES, i racconti dell’olio nuovo
Degustazione: 20 euro (turni alle 11.00, 15.00, 16.00 e 17.00)
Brunch: 50 euro (ore 12.00)
Esperienza completa: 60 euro
Presso Enoteca Dievole & Ristorante Novecento

22 e 29 novembre – Brunch d’autunno, olio nuovo e sapori di stagione
Ore 11.30-14.00
Costo: 50 euro, vini Dievole inclusi.

Presso Ristorante Novecento

Per informazioni e prenotazioni:

Reservations@dievole.it

0577 322632 – 348 9946725 (WhatsApp)

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Nuovo Evento Culturale

Gentili,

come Colli dei Longobardi Strada del Vino e dei Sapori, collaboriamo da diversi anni con realtà che mettono al centro delle proprie attività il mondo dell’agricoltura, riconoscendone il valore economico, culturale e identitario per il nostro territorio.

Per questo desideriamo richiamare la vostra attenzione sull’incontro organizzato Lunedì 16 novembre alle ore 18.00, presso Casale Riversa a Capriano del Colle (BS).

Sarà un’importante occasione per conoscere da vicino come l’innovazione tecnologica possa affiancare l’esperienza e la tradizione di chi lavora la terra da generazioni attraverso la presentazione di “Kiwi Drone”. Kiwi Drone Solution, azienda bresciana specializzata in servizi professionali con droni avanzati, presenterà le opportunità offerte dall’agricoltura di precisione, mostrando concretamente come queste tecnologie possano essere applicate a campi e vigneti: monitorare ogni filare, intervenire dove realmente necessario, ridurre gli sprechi e contribuire alla tutela della qualità delle produzioni.

Riteniamo che questo appuntamento sia particolarmente importante per tutti coloro che operano nel settore agricolo, vitivinicolo e turistico del nostro territorio. L’incontro permetterà di approfondire strumenti e prospettive che possono contribuire concretamente all’evoluzione delle attività agricole, coniugando innovazione, sostenibilità e qualità.

La partecipazione è quindi particolarmente importante: vorremmo che fosse un momento di confronto e condivisione, nel quale portare esperienze, domande e curiosità, valorizzando anche le occasioni di incontro e conoscenza reciproca.

A conclusione della serata è previsto un piccolo aperitivo.

Prenotazione entro 12 novembre: info@stradadelvinocollilongobardi.it

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Presentato a Corte Franca (Bs) l’Atlante dell’Arca del Gusto di Slow Food che racconta la biodiversità della Lombardia

Il volume, disponibile per l’acquisto su slowfood.it, raccoglie 87 prodotti dell’Arca del Gusto e 19 Presìdi Slow Food della regione

Consegnati gli attestati di riconoscimento ai produttori Matteo Calzaferri e Carlo Mazzoleni 

Il lavoro di chi custodisce prodotti, saperi e tradizioni legati ai territori è fondamentale per salvaguardare la biodiversità agroalimentare. Un impegno che Slow Food ha voluto riconoscere in occasione della presentazione dell’Atlante dell’Arca del Gusto della Lombardia, con la consegna di due attestati a Matteo Calzaferri, produttore del fagiolo Copafam e del carciofo di Malegno, entrambi prodotti dell’Arca del Gusto, e Carlo Mazzoleni, produttore dello Storico Ribelle e del Furmàcc del Féen, Presìdi Slow Food. 

L’Atlante, già disponibile su slowfood.it, è stato presentato ieri, martedì 3 novembre, da Guido Berlucchi a Corte Franca (Bs), nella storica azienda vitivinicola sostenitrice del progetto dei Presìdi Slow Food, e fa parte di una collana che riunisce 18 volumi illustrati e 1450 prodotti italiani da salvare. Voluto dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, il progetto è realizzato da Slow Food Italia e Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, il contributo della banca dati di Ismea e il supporto dei Borghi più Belli d’Italia.

«18 libri, 1450 prodotti da salvare: una fotografia dell’agrobiodiversità italiana, un viaggio alla scoperta di cibi che raccontano vite, territori e comunità. Quarant’anni fa Carlin, con Slow Food, propone una rottura: proteggere la biodiversità contro la monocoltura, accogliere, invece di respingere, la complessità, e leggerla a partire da un elemento concreto e quotidiano qual è il cibo   – ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia  –. Attraverso il cibo abbiamo raccontato storie di viticoltori, pastori, pescatori, casari, consuetudini, pratiche agricole, saperi popolari, paesaggi agrari ed esperienze che rischiano di essere considerate marginali, ma che invece, nella prospettiva globale, sono esperienze universali: sorelle di altre vite, altre comunità, altri saperi, altri paesaggi, altre pratiche dei contadini del mondo, ugualmente fragili nei rapporti di forza imposti dai mercati globalizzati ma ugualmente potenti nel significato e nel valore».

La biodiversità della Lombardia

L’Atlante dedicato alla Lombardia raccoglie 87 prodotti dell’Arca del Gusto e 19 Presìdi Slow Food, offrendo una mappa della biodiversità agroalimentare regionale. Per ciascun prodotto, il volume racconta le caratteristiche, la storia e gli utilizzi in cucina: un percorso tra varietà vegetali, formaggi, salumi, dolci e altre specialità lombarde.

«L’Atlante dell’Arca del Gusto della Lombardia racconta la ricchezza e la varietà dei nostri territori attraverso prodotti che custodiscono storie, saperi e tradizioni tramandati nel tempo – ha dichiarato Giuliana Daniele, presidente di Slow Food Lombardia –. Prendersi cura di questo patrimonio significa riconoscere che tutto è connesso: la biodiversità, il cibo che produciamo e consumiamo, la salute del suolo, dell’acqua e dell’aria e la dignità del lavoro. La Terra è una casa comune di cui siamo parte e custodi, e abbiamo la responsabilità di preservarla per le generazioni future. Valorizzare le produzioni raccontate nell’Atlante significa quindi proteggere l’identità agroalimentare lombarda e sostenere le comunità che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a mantenere viva la biodiversità e a costruire filiere alimentari più sostenibili ed eque». 

Tra le storie raccontate nell’Atlante figurano quelle del fagiolo Copafam e del carciofo di Malegno, coltivati da Matteo Calzaferri, e dello Storico Ribelle e del Furmàcc del Féen, prodotti da Carlo Mazzoleni. Esempi che raccontano come la biodiversità sia fatta non solo di prodotti, ma anche di persone che contribuiscono a mantenerla viva. 

Originario delle aree montane della Val Camonica, il fagiolo Copafam si distingue per i semi grandi e variopinti e per il sapore dolciastro, con note che richiamano le castagne. Il suo nome, che in dialetto significa “che uccide la fame”, ne ricorda l’importanza nell’alimentazione contadina. Coltivato solo ad uso familiare, viene utilizzato nelle ricette tipiche locali: in inverno per la trippa in brodo e d’estate per accompagnare la carne salata di cavallo. Il carciofo di Malegno, invece, chiamato in dialetto “articiok de Malegn”, è una varietà caratterizzata da capolini piccoli, profumo intenso e sapore deciso, con una marcata nota amara. Oggi la sua sopravvivenza è legata a una decina di agricoltori locali e alla resilienza della pianta stessa, capace di persistere anche nei terreni abbandonati senza cure agronomiche. Oltre all’uso gastronomico, che lo predilige bollito e condito in pinzimonio, viene utilizzato anche nelle infusioni per le sue proprietà nutraceutiche.

Passando ai pascoli delle Orobie, la biodiversità lombarda si esprime anche attraverso lo Storico Ribelle, formaggio d’alpeggio prodotto nelle valli di Gerola e Albaredo, in provincia di Sondrio, tra i 1400 e i 2000 metri di altitudine. Realizzato con latte crudo secondo metodi tradizionali, sviluppa aromi di erbe montane e, con la stagionatura, note di frutta secca e castagna. La sua produzione contribuisce a preservare gli alpeggi, la biodiversità alpina e un’antica arte casearia. Con i fieni locali, durante il resto dell’anno, si produce invece il Furmàcc del Féen.

Trent’anni di impegno per salvare la biodiversità

L’Arca del Gusto nasce nel 1997 da un’intuizione di Slow Food: creare un catalogo dei prodotti alimentari tradizionali a rischio di scomparsa, dalle varietà vegetali alle razze animali, dai formaggi ai pani, dai salumi ai dolci. Un patrimonio che non comprende soltanto alimenti, ma anche storie, tecniche di produzione, conoscenze e pratiche tramandate di generazione in generazione.


Il progetto prende forma nel 1996, quando un gruppo di attivisti Slow Food, constatando la progressiva scomparsa di alcune coltivazioni tradizionali nelle Langhe, comprende l’urgenza di documentare e proteggere ciò che rischia di andare perduto. Da quella prima intuizione nasce un percorso che, in quasi trent’anni, ha assunto una dimensione internazionale: oggi l’Arca del Gusto raccoglie oltre 6.000 prodotti provenienti da più di 160 Paesi, con l’Italia che conta più di 1.400 segnalazioni.

Tra i prodotti dell’Arca sono presenti anche i Presìdi Slow Food, il progetto che permette di passare dal lavoro di catalogazione all’azione concreta sui territori, per salvaguardare un prodotto tradizionale (un prodotto dell’Arca), una tecnica tradizionale (di pesca, allevamento, trasformazione, coltivazione), un paesaggio rurale o un ecosistema. 

Come ha ricordato Carlo Petrini, i prodotti dell’Arca del Gusto sono «semi di futuro, possibilità per costruire un mondo migliore»: risorse preziose per promuovere sistemi alimentari più sostenibili e mantenere vive le identità gastronomiche locali.

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ANDREOLA SCEGLIE LA TRASPARENZA: IN ETICHETTA, SU TUTTA LA LINEA VALDOBBIADENE DOCG, L’ASSENZA DI PRATICHE DI CHIARIFICA E, SU DIRUPO, ANCHE IL NUMERO DELL’ASSEMBLAGGIO

– Più informazioni e una lettura più approfondita del vino: è questa la direzione scelta da Andreola che, con le nuove bottiglie della vendemmia 2026, porterà in etichetta elementi finora poco visibili al consumatore. Su tutta la linea Valdobbiadene DOCG comparirà la dicitura “ottenuto senza pratiche di chiarifica”, mentre il Dirupo Valdobbiadene DOCG riporterà anche il numero dell’assemblaggio.

“Il mercato oggi offre una scelta enorme e non è sempre facile districarsi tra le tante proposte. Per questo abbiamo deciso di aggiungere in etichetta due informazioni importanti: la dicitura “ottenuto senza pratiche di chiarifica” su tutti i nostri Valdobbiadene DOCG e il numero dell’assemblaggio su Dirupo, una delle nostre etichette più conosciute. Per noi è una questione di rispetto verso chi acquista. Dare al consumatore più elementi per orientarsi significa permettergli di scegliere con maggiore chiarezza e di riconoscere nel tempo lo stile Andreola, annata dopo annata. È un passo che rafforza il rapporto di fiducia con chi sceglie i nostri vini e che racconta con onestà il lavoro che facciamo dalla vigna alla bottiglia”, dichiara Stefano Pola, proprietario di Andreola.

La novità si inserisce in una crescente richiesta di trasparenza da parte dei consumatori, sempre più interessati a conoscere non soltanto l’origine delle uve, ma anche le scelte che definiscono l’identità del vino. L’indicazione “ottenuto senza pratiche di chiarifica”, estesa a tutta la linea Valdobbiadene DOCG, testimonia un approccio produttivo orientato a preservare al massimo l’integrità del vino e delle sue componenti naturali. Il numero dell’assemblaggio sarà invece riportato su Dirupo, la cuvée che meglio racconta questa scelta perché nasce dall’unione di uve provenienti da zone diverse. Nel Valdobbiadene DOCG la creazione del blend è uno dei momenti più importanti del lavoro enologico: vini base ottenuti da parcelle diverse e da diverse annate vengono selezionati e uniti per raggiungere il profilo stilistico desiderato. È qui che l’esperienza dell’enologo incontra le caratteristiche espresse dall’annata, trasformando il patrimonio dei vigneti in un’identità riconoscibile e coerente nel tempo. Conoscere il numero dell’assemblaggio permetterà inoltre di seguire l’evoluzione della cuvée negli anni, rendendo accessibile un’informazione che spesso non è nota ai consumatori. A questo si aggiunge un valore ulteriore: la numerazione parte dalla prima edizione di Dirupo, l’etichetta con cui è nata l’azienda, e permette così di ripercorrere, edizione dopo edizione, la storia di Andreola a partire dal suo anno di nascita.

La scelta non ha soltanto una valenza informativa, ma rappresenta anche un preciso approccio enologico. “Dal punto di vista tecnico, questa decisione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di trasparenza che Andreola porta avanti da anni. Non ricorrere a pratiche di chiarifica su nessun Valdobbiadene DOCG della nostra linea significa preservare l’integrità del vino fin dall’origine, lasciando che esprima con autenticità le caratteristiche dell’uva e del territorio. A questo si aggiunge il numero dell’assemblaggio su Dirupo, che permette di contestualizzare meglio la cuvée e di coglierne l’evoluzione nel tempo. È un approccio ancora poco diffuso che avvicina il consumatore al lavoro svolto in cantina e rende più leggibile il percorso che porta il vino dalla vigna al bicchiere”, spiega Mirco Balliana, enologo di Andreola.

Portando in etichetta informazioni tradizionalmente riservate agli addetti ai lavori, Andreola rafforza il proprio percorso di trasparenza e offre ai consumatori una nuova chiave di lettura del Valdobbiadene DOCG. Una scelta che trasforma la bottiglia non soltanto in un prodotto da degustare, ma anche in uno strumento di conoscenza capace di raccontare con maggiore precisione il lavoro che nasce tra le vigne e prende forma in cantina.